mercoledì 11 marzo 2015

Apertura del nuovo Bailo: il vero evento per il rilancio di #Treviso nel 2015

Tribuna, 11-03-2015
Davvero non comprendo il motivo di questa insistenza ottusa e incapacità di cogliere le opportunità.

A fine anno aprirà il "nuovo" Museo Bailo, come ricorda lo stesso articolo che riportiamo qui, potrebbe essere la vera occasione di rilancio culturale, turistico, economico di Treviso senza affidarsi a improbabili "nomi di grido" da corteggiare in tutta fretta, senza insistere sulla strada di lavori per i quali, checché si cerchi di fingere altrimenti, non sono ancora stati ottenuti tutti i nulla osta necessari, senza sprecare denari, pubblici e privati, in operazioni incerte e rischiose.

Con tutta la buona volontà che stanno manifestando categorie, amministrazione e associazioni è tanto difficile trovare qualche esperto di promozione culturale che coordini una massiccia attività di marketing in vista dell'inaugurazione del Nuovo Bailo?

Potrebbe essere il vero grande evento a Treviso per il 2015!

Gino Rossi e Arturo Martini, ma non solo, ci sono invidiati dal Mondo, per quale assurdo e imperscrutabile ragione non se ne vuole approfittare?

Forse proprio perché costerebbe infinitamente meno e porterebbe gli stessi, se non maggiori, risultati? 

Forse c'è bisogno di una torta da spartire?

Mi auguro di no...


sabato 7 marzo 2015

Museo di Santa Caterina a #Treviso, niente mostra !?!

http://tribunatreviso.gelocal.it
Questa la notizia di oggi.

E stanno già fioccando le reazioni, comprese quelle dell'Amministrazione.

Avevamo già denunciato l'approssimazione e la fretta con la quale è stata condotta questa operazione.

Perciò mi aspetto che nessuno voglia accusare un Comitato e i, pochi, consiglieri comunali che hanno semplicemente notato, e fatto conoscere a tutti, la scarsa sensatezza, per non dire illogicità, della scelta di snaturare il Museo civico di Santa Caterina per renderlo, sostanzialmente, una sede espositiva per mostre temporanee.

Mi auguro che a questo punto i lavori da oltre un milione di euro a carico nostro, che sembravano urgenti e indispensabili, e per i quali non erano nemmeno stati richiesti i pareri delle Soprintendenze competenti, pareri che a tutt'oggi non sono ancora stati completamente acquisiti, vengano definitivamente revocati.

I lavori utili al Museo di Santa Caterina non sono certo quelli che erano stati decisi in vista delle Grandi mostre.



martedì 3 marzo 2015

Damien Hirst e i Young British artists a Ca' dei Ricchi

 di Mirco Venzo

Sala strapiena a Ca’ dei Ricchi mercoledì 25 febbraio per ascoltare Carlo Sala alla sua seconda presentazione di arte contemporanea incentrata su Damien Steven Hirst (Britstol 1965) e gli “Young British Artists” di Londra.

Gli uomini di riferimento della serata sono Damien, in questo periodo numero due tra gli artisti più pagati al mondo e Charles Saatchi pubblicitario, gallerista e collezionista anglo-iracheno.

Damien sale alla ribalta nel 1988 grazie ad una mostra intitolata “Freeze”.

Freeze significa “congelamento” ma è un vocabolo usato anche nella breakdance dove il corpo del ballerino si ferma per un attimo, rimane immobile, sospeso in situazioni improbabili, ad esempio testa verso il basso e piedi verso l’alto in equilibrio su una sola mano a contatto del suolo.
E il richiamo di questo “fermare momenti improbabili” è evidente nelle opere di Damien e dei suoi artisti.
Tutta l’idea artistica di Damien s’impregna sul concetto di creare shock.
“Io voglio che l’artista sia una rock star” fu uno dei suoi slogan e l’evento artistico è creato con gli stessi criteri con cui si crea uno spettacolo.
La cosa più importante è il marketing e se per attirare l’attenzione si deve creare scalpore e scandalo, poco male, quando si è in ballo si balla.
Damien comprende che l’arte si fa con le idee e non con la manualità: la sua opera più famosa intitolata “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living” (ovvero, L'impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo), vede protagonista uno squalo tigre di quattro metri imbalsamato e inserito in una teca di materiale trasparente, avvolto in formaldeide.

Carlo Sala che ha visto personalmente l’opera ci informa che porsi di fronte all'animale che ha le fauci spalancate, ti mette addosso un senso di paura.
Ed è questo uno degli obiettivi di Hirst: generare emozioni.
Lo squalo non l’ha catturato lui, è il frutto di una telefonata fatta in Sud Africa dove un cacciatore di questi pesci ha chiesto 4000 dollari per l’animale e 2000 per la spedizione.
Il prezzo è stato accettato e si è organizzata la mostra a Londra.

Che c’è di manualità in tutto questo? Nulla, l’artista ha messo solo l’idea e la capacità organizzativa.

La provocazione che esce dalla serata è che tenere in mano un pennello a partire dagli anni novanta non è più indispensabile per essere un artista (già altri ad ogni modo prima di Hirst questo concetto l’avevano ben espresso), ciò che conta è la capacità organizzativa.
Damien non ha cacciato lo squalo, ma ha avuto l’idea e soprattutto ha saputo concretizzarla, procurandosi gli sponsor per l’evento e attirando alla mostra una grande folla.

Anche qualificata, dove tra gli altri è intervenuto il gallerista Saatchi, una delle figure principali tra gli uomini che s’interessano di arte intesa come business.

L’uomo d’affari è rimasto folgorato dall'opera “A Thousand Years”: in una teca trasparente a forma di parallelepipedo vi sono due sezioni connesse l’una all'altra da un foro non molto grande.
In una sezione vi è un cubo in legno, dove dentro vi è un nido di mosche che una volta nate escono e svolazzano libere da un angolo all'altro della sezione.
A furia di ronzare finiscono per approdare al foro che le indirizza nella seconda sezione dove in bella vista giace la testa mozzata di una mucca, adagiata nella sua chiazza di sangue.
Lì le mosche (vive) possono trovare nutrimento. Sopra la testa dell’animale vi è una macchina per ammazzare le mosche. Quelle che vi entrano in contatto rimangono folgorate.

Carlo Sala ci spiega il valore dell’opera:
“E’ una metafora del cerchio della vita. Si nasce e si muore. Non solo, la morte di taluni (il bovino) è la vita per tal altri: le mosche.

Damien va oltre agli stimoli che altri prima di lui avevano lanciato perché la testa vera dell’animale, al pari della veridicità dello squalo nell'opera precedente, danno peso all'impatto emotivo dello spettatore. La teatralità e le emozioni che si provano sono implementate. I temi di Hirst e del suo gruppo sono riconducibili per molti aspetti a quelli trattati nell'epoca della peste: il 1600.
La morte al pari di quel secolo è uno dei temi ricorrente nelle opere dell’inglese, che come gli artisti barocchi enfatizzavano con i mezzi a loro disposizione la platealità, esasperandone l’impatto emozionale”.

Saatchi comprende subito che le opere di Damien e del suo gruppo sono “la novità” e spinge al successo questi giovani, ricavando lui stessi ingenti benefici monetari dall’operazione.
Ecco che il gruppo di giovani sconosciuti uscito dall'anonimo o quasi Goldsmiths Institute di Londra salgono alla ribalta.
In breve approdano alla “Royal Accademy of Arts” di Londra creando scalpore: tre accademici rassegnano le dimissioni in segno di protesta contro i giovani artisti.
Questo non frenerà per niente l’ascesa di Damien che attraverso provocazioni e polemiche vede crescere la sua fama.

Le sue opere parlano della morte, e del ciclo vitale, usando quando possibile animali vivi.

Come nel caso delle farfalle chiuse in due stanze senza finestre esposte alla Tate Modern Gallery di Londra. I lepidotteri hanno mangiato, vissuto e sono morti nello spazio angusto dove venivano ferite a morte o uccise dai visitatori che se le scrollavano di dosso, e gli camminavano sopra. Ogni settimana gli animali morti erano sostituiti con altri.
La Tate Gallery ha stabilito che 9.000 lepidotteri siano morti durante l’esposizione dell’opera, altre stime fanno salire fino a 20.000 questo numero. Gli animali utilizzati appartenevano a due specie tropicali, che in natura vivono fino a nove mesi, mentre nell’esibizione sono durati pochi giorni, a volte solo poche ore.
Gli animalisti naturalmente si sono scagliati contro l’artista con il risultato di rendendolo più popolare.

La serata prosegue con la presentazione di altri artisti e delle loro opere, particolarmente suggestivo ad esempio “Self” di Marc Quinn.

L’opera è una testa perfettamente uguale all'originale realizzata utilizzando il sangue dello stesso artista che se lo preleva un po’ alla volta settimanalmente.
Per completare il lavoro sono serviti circa cinque anni e 4,5 litri del proprio fluido vitale.
L’opera è in divenire perché a distanza di tempo altre teste dello stesso artista vengono riproposte (sempre realizzate con la stessa modalità), rendendo evidente come lo scorrere del tempo genera deterioramento nell'essere umano.

Anche in questo caso la tecnologia è importante: la teca che racchiude la testa dell’artista deve mantenere costante una temperatura di parecchio sotto i zero gradi celsius; se il flusso di freddo si dovesse interrompere, l’opera squaglierebbe con danni ingenti per il proprietario.

La prima testa realizzata da Quinn è stata acquistata da Saatchi per 13.000 sterline ed è stata rivenduta ad un collezionista americano a un milione e mezzo di sterline.

La possibile precarietà della catena del freddo rende incerta l’esistenza dell’opera, trasmettendo immediatamente nello spettatore l’idea di fragilità dell’intera esistenza.
Ecco reinterpretato con differente sensibilità artistica uno dei temi già affrontati da Hirst: la precarietà dell’esistenza.

Tra le opere di Quinn più note vi è la statua di Alison Lapper.

A Trafalgar Square, nel centro di Londra vi è un plico, dove doveva esser posizionata la statua di Re Guglielmo IV, mai portata a termine.

Dal 1998 artisti a rotazione, per 18 mesi, possono esporre una loro opera e Quinn ha scelto di proporre il corpo della sua amica Alison, nata senza mani e con le gambe più corte.
Importanti polemiche anche in questo caso hanno avvolto la scelta, la piazza è molto trafficata e l’immagine ha disturbato parecchi londinesi considerato il tema.
Alla fine però la critica ha difeso la scelta dell’artista: le associazioni dei portatori di handicap hanno difeso l’opera che altro non faceva se non sensibilizzare la folla sul tema degli handicap.

Sala ci fa notare che non sia solo la morte quindi uno dei temi prediletti dagli “Young Boys” londinesi, ma anche il corpo nei suoi molteplici aspetti.

Lo stesso Marc Quinn ha analizzato ed elaborato più sculture su una delle icone rappresentative del suo tempo dal punto di vista della fisicità, la modella Kate Moss.

Tra esse la più eclatante è “Siren” dove la modella è rappresentata grandezza reale in posizione Yoga (per tanto una grande plasticità del corpo è esaltata, ma non solo quella, a mio avviso anche la sensualità è esaltata dalla posizione scelta dall’artista.)

“Siren” è realizzata completamente con oro a 18 carati: “la più grande statua d’oro realizzata dai tempi dell’antico Egitto”, così è presentata ai tabloid.

Rimanendo nel tema delle provocazioni uno spazio merita Tracey Emin che doveva allestire un’opera per una mostra, ma non sapeva che cosa proporre.
Andò in depressione fortissima e alla fine decise di esporre il letto dove aveva vissuto per otto giorni senza quasi mai allontanarsi da esso, causa il suo stato psicofisico.

L’opera “My bed” vede quindi un letto sfatto con le lenzuola sporche, mozziconi di sigaretta, biancheria intima sporca (con tanto di macchie di sangue) un test di gravidanza e dei peluche.
L’opera è stata battuta all’asta per un milione e duecentomila euro!
Chiudo il riassunto della serata parlando di Jenny Saville, figura che si discorsa dai suoi colleghi, a mio personale avviso, poiché le sue opere, almeno quelle presentate da Sala, sono pitture realizzate da un’ottima tecnica.

Il tema è presentato dal curatore è la fisicità problematica, ed ecco che la Saville rappresenta ad esempio un corpo con due teste (gemelli siamesi)? O lo sguardo di una ragazza cieca.

La Saville, si avvale di una tecnica molto raffinata, i dipinti sono molto realistici e la drammaticità non è enfatizzata dall’artista, ma è inerente al soggetto scelto di esser rappresentato.

Caso mai la ragazza di Cambridge riesce a restituire umanità al soggetto, rappresentandolo con le sue emozioni.

La serata è stata molto interessante è una nota di merito la devo riconoscere a Carlo Sala, indiscussa star dell’evento che con la sua capacità descrittiva, la sua competenza e le sue analisi ci ha saputo far apprezzare le provocazioni di questi artisti.

Il prossimo appuntamento è previsto per mercoledì 11 Marzo sempre in via Barberia a Treviso.

Mirco Venzo, Treviso

domenica 1 marzo 2015

Parcheggio ex Pattinodromo a #Treviso

Corriere del Veneto, 19-02-2015
La questione è stata citata anche nel Consiglio comunale di venerdì 27 febbraio.
Milioni di euro di soldi pubblici spesi o impegnati con dubbio criterio... questa volta per il parcheggio nell'area dell'ex pattinodromo...

E tra un mese sentiremo ovunque dei tagli del bilancio comunale tutta colpa dello Stato.

Ovviamente pochi coglieranno il lato paradossale rappresentato da un governo nazionale guidato dallo stesso partito che governa Treviso...

giovedì 26 febbraio 2015

Museo di Santa Caterina di #Treviso e le truppe allo sbaraglio

Tribuna, 25-02-2015
Al di là del fatto che ieri i giornali hanno dato diverse versioni della situazione, l'unico dato certo è la sorpresa della penale da 3 milioni di euro che il Comune di Treviso, o comunque noi cittadini, dovremo tirare fuori se qualcosa andasse storto.

Le premesse che qualcosa vada storto, peraltro, ci sono tutte, visto il pressapochismo con cui è stata gestita l'operazione ma ciò che mi sconcerta di più è che la trattativa tra Comune e la società che gestirà la Grande Mostra è tenuta segreta a tutti, inclusi i consiglieri della maggioranza.

In altre parole persino i capigruppo, compreso quello del partito che domina la scena nazionale, sono poco più che spettatori.

Capiamo la cieca e totale fiducia che anima costoro ma in questa situazione si parla di:
  • milioni di euro delle nostre tasche come fossero noccioline,
  • penali inserite in corso d'opera perché tira una brutta aria fatte passare per la norma (se è così normale come mai salta fuori ora e nessuno se l'aspettava prima?), 
  • accordi che vengono discussi, con tutte le noccioline di cui sopra, senza che nessuno ne sappia alcunché, se non quelli (uno, due, forse tre) che gestiscono privatamente e riservatamente la trattativa per conto del Comune mentre gli altri sono rappresentati da Consorzi, Associazioni, gruppi e chi più ne ha più ne metta...
Ma evidentemente si è perso totalmente il senso del proprio ruolo e i consiglieri comunali (con rare e isolate eccezioni) pensano di limitarsi al ruolo di soldatini intruppati, con buona pace di tutte quelle persone che si sono recate alle urne esprimendo il proprio voto non solo per il Sindaco ma per ciascuno di quelli che oggi siedono in maggioranza...

Ricordo che nei tempi passati, rischiando la vita, i soldati più semplici hanno dimostrato, in qualche caso, il coraggio di ribellarsi a ordini folli... 
Quelle figure, alla fine, sono passate alla storia mentre noi siamo condannati alla triste ordinarietà di un finale già scritto...

martedì 24 febbraio 2015

La ricorrente questione degli #ex

Il Gazzettino, 18-02-2015
Ridurre tutto a faccenda da ex non è sempre la chiave di lettura migliore per interpretare ciò che accade.

Essere ex non basta a qualificare storie e percorsi.

Per quanto ci riguarda noi ci siamo raccontati (qui, qui, qui e qui) e continueremo a farlo con le nostre azioni e scelte.

p.s. la frase corretta era: Alcuni, in particolare, si sono distinti per gli insulti a chi si era reso conto, prima che la barca sembrasse affondare, della scarsa democrazia ecc.
Poiché la critica politica, anche aspra, ci può stare ma l'insulto personale a coloro con i quali il giorno prima collaboravi non ci appartiene, siamo distanti anni luce.

Sul nulla a che spartire da tempo, invece, non si può che confermare.

domenica 22 febbraio 2015

#Museo di Santa Caterina di #Treviso: il segreto di Pulcinella

Tribuna, 14-02-2015
Ricorderete che vi ho scritto della "favola dell'orso", oggi torno sull'argomento Santa Caterina per fare un breve punto della situazione.

Riparto dalla commissione consiliare congiunta con annessa visita guidata al Museo di venerdì 13 febbraio scorso. 
Abbiamo avuto, così, la possibilità di provare il "brivido" dei tecnici della Soprintendenza a cui è stata illustrata la "variante" migliorativa del progetto del 19 dicembre 2014 a voce e a gesti.

Come già detto in altre sedi: capisco che l'Italia è un posto originale ma mi mancava di sentire parlare di progetti, pareri e approvazioni forniti "a voce" senza neppure uno straccio di verbale.

Con tanti avvocati in giro mi pare strano che si dimentichi l'antico motto "verba volant scripta manent"...

Per intanto dell'avallo "ufficioso" di cui si scrive nell'articolo qui proposto, a più di una settimana di distanza nulla si sa...

Vale la pena evidenziare altri elementi.

Durante la commissione il Dirigente dei lavori pubblici del Comune di Treviso ha affermato che c'è un unico progetto, almeno per ora, quello definitivo-esecutivo della famigerata Delibera di Giunta del 19/12/2014 i cui lavori, per affermazione del medesimo Dirigente, sono già stati "appaltati".

Piccola imprecisione, invece, è quella relativa ai pareri delle Soprintendenze
Infatti quel progetto (quello di dicembre 2014) è stato approvato dalla Giunta comunale senza alcun preventivo parere della Soprintendenza, tanto che il solo parere che è stato acquisito, almeno da quanto risulta dalle richieste di accesso agli atti fatte da alcuni consiglieri comunali, è giunto a metà gennaio 2015 e ha sconfessato la previsione di chiudere il chiostro piccolo con vetrate.
Senza i pareri, dunque, è stato mandato il progetto in Regione con la richiesta di finanziamento per poter spendere i soldi dei contribuenti veneti, e non solo trevigiani.

Della variante descritta come qualcosa che ha convinto la Soprintendenza, come scritto, non sappiamo più nulla: nessuna formalizzazione, né del progetto né dei relativi pareri...

Mentre sappiamo bene che lo smantellamento dell'attuale aula didattica, che finirà nella sala ipogea del Museo, è stato già iniziato dal personale interno del Museo.

Ma l'aspetto più rilevante, e il motivo del titolo di questo mio intervento, è che, al di là di tutte le favole dell'orso, più e meno tutti sanno come andrà a finire la vicenda: il segreto di Pulcinella!

Il resoconto di quanto accaduto a Vicenza e Verona apparso su Quaderni Vicentini, diffuso dal Comitato Santa Caterina Bene Comune, mi sembra inequivocabile.

La descrizione dei lavori ricalca quanto è stato deliberato e vi abbiamo descritto per Santa Caterina compresi bookshop, guardaroba, sistemi di sicurezza,...

L'operazione "Grandi mostre" porterà spese pubbliche (ingenti) e guadagni privati (certi).

Il vantaggio per Treviso è tutto fondato sulla fiducia, come affermato da qualche consigliere di maggioranza, sulla speranza, che forse anima qualcuno, o, a mio giudizio, sull'illusione.

Il problema è che alla Giunta manca il coraggio di confrontarsi sui numeri e a carte scoperte, prima di vincolare il Comune, che la Giunta amministra ma non possiede, e di spendere i soldi dei cittadini.

Non è un caso, infatti, se il Presidente della Commissione bilancio ha candidamente affermato che la convenzione tra Comune e il grande allestitore di mostre (e qui davvero è irrilevante si chiami Goldin, Pinco, Pallo o Topolino) sarà resa nota solo dopo essere stata sottoscritta... Alla faccia della trasparenza e della partecipazione

Forse solo allora anche i più scettici riusciranno a fare il confronto tra la situazione di Treviso e quelle di Vicenza o Verona per scoprire che faremo, abbiamo fatto, esattamente la stessa fine...

Tanto vi risulta che al Sindaco di Vicenza o di Verona qualcuno abbia chiesto conto?

Quindi il Sindaco di Treviso ha tutto da guadagnare dall'operazione, chi rischia, e molto, di rimetterci sono i cittadini trevigiani e le casse comunali...

mercoledì 11 febbraio 2015

Il Museo di Santa Caterina e la favola dell'orso a #Treviso

La Tribuna, 11-02-2015
Ieri durante commissione consiliare Bilancio e Cultura abbiamo appreso dal Presidente che non si può avere copia di alcun progetto "migliorativo" sul Museo di Santa Caterina perché nulla è stato avallato formalmente da nessun organo mancando ancora i pareri delle Soprintendenze.
Perciò niente carte da studiare, neppure in bozza, in vista della commissione consiliare congiunta di venerdì 13, preannunciata dal Sindaco come alto momento di confronto con i consiglieri...

Ma allora Sindaco, Presidente del consiglio, Giunta, consiglieri di maggioranza, volontari quale progetto pretendevano illustrasse la consigliera Zanussi venerdì scorso?

Di cosa stanno parlando sui giornali da giorni?

Perché, invece, il 19 dicembre la Giunta ha ritenuto che non ci fosse alcun problema ad approvare un progetto definitivo/esecutivo senza attendere i pareri di legge?

Qui si sta raccontando la favola dell'orso e, purtroppo, pare che in tanti ci stiano cascando...

Vorrei fosse chiaro, anche a chi non ha visto durante l'assemblea di venerdì la slide con una bella X sopra la domanda "Goldin sì, Goldin no", che il problema non è Goldin ma la spesa di oltre 1 milione di euro per snaturare completamente il Museo di Santa Caterina, patrimonio di tutti, per un'iniziativa, privata, di cui il Comune sembra ignorare i contenuti.

A questo punto sarebbe molto meglio che il Sindaco nominasse Goldin direttore dei Musei di Treviso.

In questo modo sarà davvero il Comune ad avere la regia del progetto culturale di Treviso e risponderà direttamente a tutti i cittadini delle proprie azioni e dei soldi pubblici impiegati, così, finalmente, Goldin sarà davvero un "bene comune" perché dalla città incaricato e alla città renderà conto del suo operato.

Sono sicuro che le mostre organizzate dal nuovo direttore dei Musei di Treviso saranno di successo come se fossero della sua Linea d'Ombra e catalizzeranno lo stesso entusiasmo che leggiamo da giorni sui giornali e, magari, potremo anche sperare che il tutto avvenga preservando la funzione e il lavoro quotidiano fino ad ora svolto al Museo di Santa Caterina...

#Treviso, presentazione del libro: "Banche centrali e questione democratica"

Treviso 12 febbraio 2015 - Ore 18.00

Sala Verde - Palazzo Rinaldi

presentazione del libro:
“Banche centrali e questione democratica”
Il caso della Banca Centrale Europea (BCE)

con l'autore:
prof. Francesco Morosini

lunedì 9 febbraio 2015

Aeroporto di #Treviso, soldi pubblici spesi per compiti di altri?

Il Gazzettino, 21-01-2015
In questi giorni in cui scrivo spesso del Museo di Santa Caterina non voglio sottovalutare altre questioni sulle quali l'Amministrazione brilla per "originalità" di approccio.

Un articolo di qualche tempo fa conferma che le sorprese della "nuova" Amministrazione di Treviso in merito all'Aeroporto Canova di Treviso e alla sua sostenibilità non terminano mai...

In questo caso è chiaro che il Comune di Treviso ha deciso di spendere i nostri soldi in consulenze per un lavoro che, per la gran parte, o è già stato fatto oppure dovrebbe essere fatto da altri...

domenica 8 febbraio 2015

#Treviso: chi risponderà della pessima scelta su Santa Caterina?

La Tribuna, 08-02-2015
Dopo quanto è stato snocciolato nell'assemblea pubblica di venerdì, organizzata dal Comitato Santa Caterina Bene Comune, risolvere tutto confermando le scelte, pessime, dell'Amministrazione e limitarsi a un rimpasto di Giunta mi sembra davvero un misero epilogo...

Poco interessa chi siede su questa o quella poltrona, ciò che conta è assumersi le responsabilità delle scelte e, magari, avere la capacità di ricredersi di fronte all'evidenza di un errore...

In poche parole, l'importante è la preservazione del patrimonio pubblico di Treviso e quindi dei Musei Civici di cui Santa Caterina è perno...
È inaccettabile che un Museo venga "sacrificato" per organizzare mostre private, per quante persone possano portare in città.

Altri sono gli spazi da dedicare a quello scopo.

Santa Caterina è un bene collettivo di tutti i trevigiani e non può essere snaturato per la decisione di pochi.



Museo di Santa Caterina: nessun progetto culturale nelle scelte del Comune di #Treviso

La Tribuna, 07-02-2015
Le critiche, mie e non solo, all'operazione di "mutilazione" del Museo di Santa Caterina di Treviso sono state riprese dal quotidiano.

Per completezza di informazione, all'assemblea pubblica di venerdì sera organizzata dal Comitato Santa Caterina Bene Comune, è parso di intendere che il trasloco delle opere, previsto dal 10 febbraio, non sarà immediato...

Non è chiaro, almeno a me, se il rinvio sia motivato dal fatto che non sono ancora arrivati i permessi necessari o dal fatto che qualcuno, spinto dalle condivisibili richieste dei cittadinisi è reso conto che presentare il progetto, a consiglieri comunali e ai trevigiani, prima di attuarlo rappresenta il minimo della decenza...


venerdì 6 febbraio 2015

#Treviso: giù le mani da Santa Caterina!

Il Bevitore - www.marcadoc.com/
Giunta avanti tutta a testa bassa!

Da settimana prossima inizia lo spoglio delle sale del Museo di Santa Caterina con il trasferimento delle opere!

Con buona pace di chi non è d'accordo...

Il tutto, si legge nell'articolo del Gazzettino di oggi, perché con il Museo di Santa Caterina non si guadagna abbastanza e servono le grandi mostre di Goldin...

Mi chiedo, allora:
  • chi tirerà fuori 1 milione e 200 mila Euro, al di là di un po' di elemosina dei privati che sarà giusto di alcune centinaia di migliaia di euro, a credere alle lettere di intenti che quasi nessuno ha visto a parte il Sindaco....?
  • quanto guadagnerà il Comune dalle mostre di Goldin che con la sua Linea d'Ombra incasserà interamente il prezzo del biglietto?
  • quanti visitatori delle mostre di Goldin pagheranno un altro biglietto per  la visita a quel poco del Museo di Santa Caterina che non sarà sacrificato per fare spazio alle grandi mostre?Anzi, da che si sente, sarà garantito e "compreso nel prezzo" pagato a Linea d'Ombra, l'accesso alle stanze, quelle poche, rimaste del Museo.
  • voi pensate che Linea d'Ombra pagherà al Comune bollette e affitto per le sale? Il collettivo ZTL è stato duramente criticato per le bollette della luce della caserma Piave... In questo caso nessuno si scandalizza?
  • chi paga il trasferimento delle opere oggi ospitate a Santa Caterina per fare largo a Goldin? Trasferimento che costa 20.000 euro alle nostre tasche e che avverrà in tutta fretta dalla prossima settimana!
  • in che condizioni sono le sale del Bailo dove finiranno le opere dalla prossima settimana se non sono ancora finiti i lavori? Chi pagherà se ci saranno danni alle opere immagazzinate in sale non collaudate? Le opere dovranno essere poi spostate ancora e con quali costi?
  • il prezzo che i visitatori del Museo dovranno pagare per usare il nuovo guardaroba (che priverà la città della sala conferenze intitolata a Clara Rosso Coletti) per le mostra di Goldin, anche se volessero solo vedere le opere (quelle poche) del Museo, verrà "scalato" dal prezzo del biglietto di ingresso al Museo, cioè dall'unico introito del Comune?
  • il problema della scarsa remuneratività dell'attuale Museo è legato alla quantità dei visitatori o a un prezzo di ingresso di pochi euro rispetto alle decine di euro che costa vedere una mostra di Goldin? Anche solo le opere di Arturo Martini o di Giovanni Barbisan che sono in questi giorni esposte al Museo di Santa Caterina, se opportunamente "valorizzate" con una campagna di informazione pubblicitaria, non potrebbero richiamare molti più visitatori disposti a pagare per vedere tali opere d'arte?
  • perché questa assurda fretta e l'assenza di qualsiasi riflessione o ascolto? Perché i lavori, nonostante tutto, devono iniziare senza nemmeno avere un progetto esecutivo e tutti i pareri degli enti al riguardo? Davvero il timore è di perdere i finanziamenti? O c'è qualcosa che la Giunta rischia di perdere se non procede a testa bassa con ciò che ha deciso senza alcun confronto o dibattito?
E mi fermo qui solo per mancanza di tempo... torneremo a commentare le curiose risposte fornite dal Sindaco alla lettera a perta del comitato "Santa Caterina Bene Comune".

Sono sempre più convinto che si debba fermare una decisione frettolosa, sbagliata, arrogante e ingiustificabile, fatta sulle spalle e alle spalle dei cittadini di Treviso...

Un'unica risposta è possibile: "giù le mani da Santa Caterina!"

Evidentemente per la "nuova" Amministrazione si Treviso "sui grandi affari la partecipazione non s'ha da fare"...
...con buona pace delle chiacchiere e della propaganda pre e post elettorale.

giovedì 5 febbraio 2015

Aeroporto Canova di #Treviso: le osservazioni del Comune alla #VIA nazionale

Il Gazzettino, 20-01-2015
In attesa di tornare a scrivere del Museo di Santa Caterina e dell'assemblea di venerdì sera, riporto un articolo di qualche giorno fa che potrebbe esservi sfuggito.

Non c'è che dire, a oltre un anno e mezzo dall'insediamento il Sindaco è riuscito a scrivere dieci paginette di osservazioni sul Master Plan per l'ampliamento dell'aeroporto Canova di Treviso per la Commissione VIA nazionale, che ha già per tre volte rigettato il progetto proposto da ENAC e Save Spa.

Purtroppo non è riuscito a farlo in tempo per l'espressione del Giudizio di compatibilità ambientale favorevole, decretato sullo stesso progetto da parte della Regione Veneto a novembre...

Sono ormai trascorsi mesi, quindi, che il Consiglio comunale ha respinto la mia proposta ma il ravvedimento, ammesso che ci possa essere, è di una lentezza disperante...

mercoledì 4 febbraio 2015

Intervento nel Consiglio comunale di #Treviso sulla #occupazione della caserma Piave

Nello scorso Consiglio comunale straordinario del 28 gennaio si è affrontata anche la questione dell'occupazione della Caserma Piave da parte del collettivo Ztl.

Questo il contenuto della mia comunicazione che ho chiesto di fare, non potendo essere presente di persona.

"Ringrazio il Presidente del Consiglio e i colleghi capigruppo per avermi accordato la possibilità, con modalità irrituali, di intervenire per iscritto al Consiglio comunale odierno essendo impossibilitato a partecipare di persona a causa di altri impegni.

Non voglio, quindi, abusare della pazienza e disponibilità dei colleghi perciò mi limiterò solo a qualche considerazione sulla vicenda della Caserma Piave.
Confesso che la prassi ormai consolidata di questa "nuova" Amministrazione di affrontare le questioni più delicate a mezzo stampa, eludendo le sedi democratiche deputate, mi lascia assai perplesso.
Dopo i mesi trascorsi dall'occupazione della Caserma Piave, abbiamo appreso solo dai giornali, e prima che nelle sedi istituzionali, le decisioni assunte dalla Giunta per affrontare il tema.

A onore del vero la curiosa coincidenza dell'annuncio della soluzione trovata con la fissazione della data del Consiglio straordinario di oggi (ndr. 28 gennaio) e la altrettanto curiosa coincidenza dell'annuncio della uscita dalla caserma del collettivo ZTL pubblicata sui quotidiani di oggi dimostrano quanto il confronto nel merito in Consiglio comunale sia "temuto".
Ma dimostra anche come l'azione della minoranza, che ha ottenuto la convocazione del Consiglio comunale straordinario odierno, abbia "costretto" più di qualcuno a uscire dall'equivoco dell'occupazione alternativamente tollerata, condannata o avallata, a seconda dei giorni e dell'esponente dell'Amministrazione che rilasciava dichiarazioni al riguardo.

Come riportato nella lettera al Prefetto che ho sottoscritto già a novembre scorso l'occupazione della Caserma Piave può e deve rappresentare un'occasione per la città di Treviso e per la sua Amministrazione di ripensare l'utilizzo di spazi pubblici insieme ai cittadini.

Già a fine ottobre, infatti, proposi ai Presidenti di II e V commissione consiliare di valutare l'opportunità di ispirarsi al "Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministratori per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani" del Comune di Bologna per dotarsi di strumenti per affrontare e risolvere il tema del recupero e della riqualificazione dei grandi spazi vuoti di Treviso con un approccio realmente partecipativo e collaborativo.

Gli annunci forniti alla stampa dalla Giunta in questa settimana sembrano orientarsi a un simile obiettivo ma abbiamo già visto come l'apertura di "bandi" per la concessione degli spazi comunali possa rivelarsi una grande delusione, semplicemente perché sono previsti oneri economico-finanziari insostenibili per molte realtà civiche associative o spontanee.

Devono, perciò, essere costruiti percorsi condivisi e accessibili senza disperdere quanto già realizzato, senza escludere dalla tanto sbandierata "partecipazione" quei rappresentanti democraticamente eletti che sono stati votati dai cittadini trevigiani e senza escludere i contributi che potranno arrivare dai soggetti più diversi.

Di questo percorso dovrà essere, a mio giudizio, dato conto in modo periodico nelle adeguate sedi istituzionali aperte al pubblico.
E, infine, auspico che questo percorso sia costruito insieme e che non ci capiti, ancora una volta, di poterne solo leggere gli esiti sulla stampa.

Grazie"

lunedì 2 febbraio 2015

Museo di Santa Caterina di #Treviso: le risposte del Comune in sede pubblica

La Tribuna, 31-01-2015
Sorprende sempre vedere che quanto chiedo e chiediamo non rimane inascoltato...

Se ricordate, infatti, avevo concluso il mio post su Santa Caterina del 28 gennaio con due auspici.

Uno dei quali era "l'illustrazione pubblica ai cittadini di Treviso di cosa sarà del Museo di Santa Caterina dopo i lavori urgenti decisi dalla Giunta, da parte di chi ne è così convinto"

Questo articolo sembra suggerire che il Sindaco ci abbia sentito...

domenica 1 febbraio 2015

Museo di Santa Caterina di #Treviso: tanti, troppi dubbi... Ne parliamo venerdì 6 febbraio, ore 20.45

La Tribuna, 30-01-2015
Come abbiamo scritto molti conti non tornano in merito all'iniziativa decisa dalla Giunta di Treviso sul Museo di Santa Caterina.

Ma evidentemente le perplessità non sono solo di noi trevigiani e sempre più spesso si leggono anche su blog e testate giornalistiche nazionali. 
Un paio di quelle che ci sono saltate all'occhio sono:
Perciò diviene ancora più interessante partecipare all'assemblea pubblica del Comitato "Museo di Santa Caterina bene comune" che si terrà venerdì 6 febbraio alle ore 20.45 presso l'Auditorium Stefanini di viale III armata a Treviso:


giovedì 29 gennaio 2015

Giunta di #Treviso, quanto ci fai spendere?

L'ingresso al Museo da Piazza Botter
Finalmente abbiamo avuto il tempo di visionare progetto e i capitolati dei lavori da svolgersi al Museo di Santa Caterina al fine di ospitare le mostre di Goldin.
Ci sembra doveroso, quindi, porre all'attenzione di tutti qualche numero...

Il progetto prevede il coinvolgimento di 3 sale, le ex scuderie fronte piazza Matteotti, il piano primo delle stesse e la sala "grandi tele" posta al primo piano del Museo, di  fronte alla vecchia scala in marmo.
Le opere, per un costo totale di Euro 1.225.000 (come da deliberazione di Giunta comunale del 19.12.2014)  riguardano il rifacimento dell'impiantistica delle sale per circa 600.000 Euro e alcune modifiche edili e di arredo (pannellature, banconi, una nuova biglietteria da aggiungere all'esistente) per ulteriori 600.000 Euro.
A nostro avviso, questi costi che suonano iperbolici sono, in realtà, sottostimati se leggiamo i prezzi dei materiali e delle lavorazioni di posa quantificati nella redazione del capitolato d'appalto. 

La cifra di 1.225.000 Euro è una stima praticamente sottocosto.

L'inevitabile conseguenza di questo è che l'importo dei lavori è destinato a lievitare oppure che la concreta messa in opera avvenga con materiali di scarsissima qualità, lavorati in maniera approssimativa e senza il rispetto delle "buone regole del costruire".
Non sapremmo scegliere la prospettiva meno nefasta per le casse comunali, per il Museo di Santa Caterina e, quindi, per il patrimonio pubblico di Treviso.

La fase progettuale è stata realizzata in parte "in casa" affidandola a tecnici dell'ufficio lavori pubblici del comune e in parte è stata utilizzata la consulenza di professionisti esterni, in particolare per la parte impiantistica, per la parte esecutiva  e di direzione lavori e per le competenze relative alla sicurezza di cantiere ex L. 494/96, per un totale di oltre 100.000 euro + IVA.

Un importo lavori di circa 860.000 euro genera, quindi,  compensi  ai professionisti esterni pari a circa 100.500 Euro per un'attività tecnica solo parziale, considerato che parte del lavoro di progettazione viene svolto da tecnici interni al comune. La cifra complessiva, poi, è fuori di ogni logica per dei lavori di allestimento e manutenzione straordinaria la cui durata prevista è di soli 3 mesi.
Aggiungendo IVA, imprevisti e balzelli vari si arriva alla spesa totale, ormai tristemente nota, di 1.225.000 euro, e questo in sostanza per fare cosa:
  • disallestire i recenti impianti delle sale e rifarli; 
  • demolire 8 servizi igienici e rifarli con materiali ed elementi di minor costo e minor pregio degli esistenti a giudicare dai prezzi preventivati; 
  • rifare il manto di copertura per interporre una guaina bituminosa ed un pannello di legno di 18 mm di spessore a "fini isolanti"; 
  • sostituire e/o porre in opera nuove porte, nuove finestre o ulteriori chiusure a vetri; 
  • approntare banconi, inclusa la seconda biglietteria, e pannellature per esporre le opere.


Il Museo di Santa Caterina è stato recentemente ristrutturato e con ottimi risultati sia estetici che funzionali, inclusa l'illuminazione che per molti altri musei e sale espositive rappresenta una nota dolente.
Ritengo ancora più assurdo procedere ad una nuova ristrutturazione utilizzando le scarse risorse del Comune. Risorse che potrebbero essere destinate al completamento del museo Bailo, ora ancora in fase di ristrutturazione, così da approntare alcune sale con le dotazioni impiantistiche necessarie per ospitare le mostre delle "preziose" opere promesse da Goldin.
Si eviterebbe così una spesa per rifare qualcosa che funziona e che non necessita di interventi di manutenzione straordinaria.

Dobbiamo ricordarci, inoltre, che la città è ancora priva di rete fognaria, situazione da terzo mondo e che probabilmente sfugge a chi redige le classifiche della "qualità di vita" delle città italiane. Quasi tutto il centro storico, ma non solo, scarica i propri reflui nell'amato Sile e negli altri canali che confluiscono in esso.
Strade, piste ciclabili e marciapiedi sono assenti, parziali o in pessime condizioni di manutenzione.
Tutto ciò mentre assistiamo all'arbitrario stanziamento di ingenti risorse all'adeguamento di Santa Caterina per le mostre di Goldin, sottraendole dal bilancio dei fondi destinati alla realizzazione di opere di urbanizzazione in quanto derivanti dai contributi di chi richiede i "permessi di costruire" immobili.

Assistiamo, inoltre, alla ripetizione della recente esperienza sulla gestione dei rifiuti in cui il Comune di Treviso ha consegnato le chiavi della città alla società Contarina che si può permettere di fare il bello e il cattivo tempo su tutto, salvo incerte e traballanti tentativi del Comune di correre ai ripari.
Ora è il turno della gestione dei musei ad opera di Goldin!

Tutto questo accade, ancora una volta, a spese dei cittadini. Infatti gli sponsor, al più, finanzieranno le mostre, i cui ricavi resteranno agli organizzatori privati, mentre le donazioni dei privati con il cosiddetto Art Bonus valgono come credito di imposta, e quindi sono tasse non pagate, per almeno il 50% degli importi donati. E, nonostante questo, per Santa Caterina, al momento, non arriviamo nemmeno alla cifra di 200.000 euro di donazioni sul milione e duecento mila euro messo a bilancio.
Il fatto che forse la regione contribuisca con una parte di risorse non ci sembra una grande conquista visto che le tasse pagate in Veneto escono comunque dalle tasche di noi cittadini, trevigiani inclusi.

Ancora una volta, tutte le risorse della città destinate alla cultura si concentrano su un'unica e sola azione, totalmente vincolata alla buona volontà e alla capacità di un singolo soggetto che, se e quando si stufasse o non avesse la giusta gratificazione, potrebbe trovare un'altra "location" lasciando, come già accaduto, il deserto dietro di sé...

Bene che vada questa operazione darà lustro, e magari consenso elettorale, per qualche tempo a un'Amministrazione pubblica che delega responsabilità, doveri ed oneri ad altri: pochi, pochissimi privati lasciati liberi di operare come credono senza che ci sia alcuna visione, progettualità o regia complessiva.

Tutto si riduce e giustifica alla semplice e un po' limitata previsione di richiamare turisti a Treviso...
Gran magra prospettiva per chi aveva promesso di riportare la cultura al centro della politica e dell'amministrazione di Treviso.

mercoledì 28 gennaio 2015

Ancora sul Museo di Santa Caterina di #Treviso

 
Tribuna, 26-04-2013
In merito alla questione del Museo di Santa Caterina di Treviso, come vi avevo già fatto notare, quasi ogni giorno emergono, ma sempre e solo sulla stampa, le dichiarazioni più fantasiose.

Oggi sul quotidiano leggo, in riferimento alle critiche espresse da me e da altri consiglieri comunali, addirittura di Maggioranza, che l'Assessore alle attività produttive afferma: “Basterebbe che si prendessero una camomilla. O che si leggessero i verbali dei consigli comunali: molto c’è già scritto lì”. Come a dire che le iniziative sono state condivise e sono note a tutti.
Purtroppo per l'assessore tra indicare la spesa di 600.000 euro per Santa Caterina, con l'ennesima variazione di bilancio dell'ultimo mese, per adeguarla alla possibilità di ospitare grandi mostre e quello che la Giunta ha deciso di fare spendendo oltre 1 milione di euro ce ne passa. E poco rileva che io abbia votato contrario alla variazione di bilancio.

Purtroppo per l'Assessore, inoltre, il progetto per Treviso di Goldin è noto solo a pochi, come ha dichiarato lo stesso Goldin: "I miei referenti sono il sindaco e l'assessore alla Cultura: loro sanno perfettamente quale sia il mio progetto e da cosa sia composto. Ne abbiamo discusso molte volte”

Qualunque persona di buon senso in città, come tutti coloro i quali hanno sottoscritto, e continuano a farlo, la lettera aperta al Sindaco, sa che questa Amministrazione, che continua ad autodefinirsi regista, non ha alcuna idea di progetto culturale per Treviso, se non quella o di affidarsi al grande organizzatore.

L'articolo apparso sulla Tribuna nell'aprile 2013 qui accanto dimostra come non sia difficile trovare idee, anche all'interno degli stessi uffici comunali. E dimostra come per grandi mostre si possano intendere tante alternative diverse.

A questo punto ritengo non rinviabile un'assunzione di responsabilità di tutti.

Mi aspetto perciò che ci sia l'illustrazione pubblica ai cittadini di Treviso di cosa sarà del Museo dopo i lavori urgenti decisi dalla Giunta da parte di chi ne è così convinto

Mi aspetto poi che ciascun Consigliere Comunale si esprima in Consiglio se ritiene opportuno e conveniente che per la grande mostra di Goldin si utilizzi il Museo di Santa Caterina con soldi pubblici, o se ritiene che altri spazi, uno dei quali, il Museo Bailo, è in piena ristrutturazione dopo tante attese, possano garantire ambienti più che adeguati alle "grandi mostre" di Goldin.

martedì 27 gennaio 2015

A #Treviso: Museo in vetrina - Ottavo e ultimo appuntamento dell'anno appena concluso

di Mirco Venzo

Quattro artisti molto diversi per stile l’uno dall’altro sono stati proposti da Daniel Buso a Ca’ dei Carraresi per chiudere in bellezza l’iniziativa “Museo in Vetrina” dello scorso anno (le loro opere sono rimaste a disposizione del pubblico sino al 2 gennaio 2015), la matrice che li accomuna è l’astrattismo.

Luciano Gasparin, vicentino, nelle sue opere pone in primo piano la figura umana che però non è mai definita.
Da poco aggiunge delle vecchie foto nella sua opera che non sono da correlare direttamente all'immagine. Sono un nuovo elemento a disposizione dello spettatore per inventarsi delle associazioni in linea con il proprio vissuto.

Federico Pisciotta nasce a Roma e fonde la cultura pop, l’estetica delle avanguardie alla visione surrealista della realtà.
I dipinti di Pisciotta come pure quelli del suo collega vicentino prediligono la figura umana ma in questo caso i dettagli sono precisi e l’immagine risulta chiara allo spettatore.
Pur tuttavia vi è sempre ben visibile un led luminoso con la scritta “PLAY” che rimanda lo spettatore al mondo virtuale, evidentemente quella figura non appartiene alla realtà ma è una rappresentazione della stessa.
A che gioco stanno giocando quei personaggi?

Enrico Civeriati è un fotografo che realizza delle stampe “Fine art inkjet” con inchiostro a pigmenti.
I suoi soggetti sono urbani, palazzi tendenzialmente anonimi, abbastanza sovrapponibili da una all’altra foto.
Il vero elemento discriminante, che caratterizza l’opera risulta quindi essere il riflesso che viene restituito allo sguardo dello spettatore dal vetro delle finestre di quei palazzi.
In quel momento Civeriati manifesta la sua essenza di fotografo concettuale perché ci obbliga a comprendere la realtà interpretando non gli elementi ben definiti dall’immagine fotografica, quelli certi, ovvero i palazzi, ma utilizzando la sua parte più distorta e confusa.
Sono i riflessi, quindi l’elemento meno sicuro dell’immagine che ci permette di ricostruire attraverso le nostre intuizioni lo spirito e le sensazioni della città che viene rappresentata.
I titoli delle opere sempre riferiti a differenti città europee sono indicativi, e vanno intesi come suggerimenti posti a disposizione dello spettatore per completare con la propria immaginazione le scarne informazioni rimandate dall’opera.
Gli scatti infatti non sono mai stati realizzati nelle città che danno il titolo alle stampe.

Ad aiutarmi a comprendere il progetto posto in essere dal curatore è l’artista con cui ho avuto occasione di dialogare, Chris Rocchegiani.
La ragazza dotata di una voce molto esile e delicata, trasmette queste caratteristiche anche ai suoi quadri, realizzati in olio su tela.
La serie esposta è tutta parte di una collezione dal titolo “Interni senza niente” dove il soggetto del quadro è un oggetto che viene messo a fuoco, seppur anch’esso senza abbondanza di dettagli, estrapolato da una stanza che è sempre vuota, priva della presenza umana ma di dove l’umanità si evince proprio dalla presenza di quell’indizio.
“Chi visiona i miei lavori non deve arrivare ad un punto predeterminato, ma deve andare oltre gli oggetti, deve aggiungere del proprio…”

E’ questo il trait d’union di tutti i lavori presenti a Ca' dai Carraresi, sempre lo spettatore deve aggiungere del suo, recuperando dalle proprie esperienza, dalle proprie intuizioni o emozioni, gli elementi che volutamente vengono a mancare nelle opere esposte.
Ecco che quella stanza da letto rappresentata da un bianco e nero che mi risulta cupo, mi induce a pensare a delle notti agitate, chissà forse insonni.
Quegli ombrelli su sfondo chiaro mi rimandano all’idea di pioggia vissuta con leggerezza, e circa l’interpretazione della pipa rossa con quella gabbia vuota lascio al lettore farsi trasportare dalla fantasia, come auspicava l’artista.







giovedì 22 gennaio 2015

#Treviso, Sabato 24 gennaio, ore 15: visita al Museo di Santa Caterina

Corriere del Veneto, 21-01-2015
Ospitiamo l'invito di Museo Santa Caterina Bene Comune

Invitiamo tutta la cittadinanza a venire con noi al Museo di Santa Caterina il prossimo sabato pomeriggio, 24 gennaio, alle ore 15, per cogliere tutti insieme una delle ultime occasioni di poter vedere il Museo e le sue opere, prima dell’annunciato "smantellamento" per far posto alla sede espositiva.

#Treviso: Santa Caterina finirà come il Teatro comunale

La Tribuna, 22-01-2015
Da giorni compaiono articoli sui quotidiani dopo la mia prima denuncia e l'intervento di alcuni consiglieri comunali di maggioranza e la mobilitazione di diverse associazioni, intellettuali e cittadini per la difesa del Museo di Santa Caterina.

Mobilitazione dei nostri concittadini che ha portato, tra le altre iniziative, alla lettera aperta al Sindaco di Treviso, che ho sottoscritto anche io, con una serie di domande le cui risposte vengono date di giorno in giorno su questo o quel quotidiano.

Peraltro con versioni più o meno fantasiose e più o meno contraddittorie, come quella degli illuminati finanziatori privati... Per ora siamo a 180.000 euro su 1.200.000...

L'articolo qui accanto, invece, denota a quali esiti possa portare la fretta...

L'unico dato certo, provato dai progetti approvati con entusiasmo dall'Amministrazione comunale di Treviso, è che il Museo di Santa Caterina verrà "mutilato" per essere trasformato nella struttura che ospiterà le esposizioni di Goldin realizzando interventi del tutto superflui per l'assetto attuale del Museo e che saranno ben poco utilizzabili in futuro, a meno che, ad esempio, non si vogliano stabilmente avere due biglietterie all'interno della medesima struttura...

Oggi abbiamo anche appreso dal quotidiano che il ritorno del "grande organizzatore" coinvolgerà molte delle strutture comunali e abbiamo letto dalla risposta data al giornalista che: "I miei referenti sono il sindaco e l'assessore alla Cultura: loro sanno perfettamente quale sia il mio progetto e da cosa sia composto. Ne abbiamo discusso molte volte”.

Pare che costoro (Sindaco incluso), però, non ne siano consapevoli, a giudicare da certi articoli di stampa...

Quel che è certo è che nessun consigliere, tanto meno di minoranza, è a conoscenza di tali progetti e non pare esserci l'intenzione di fornire la risposta neppure ai cittadini...

Ovviamente da più parti si giustifica il milione abbondante di euro impegnato per garantire l'investimento su Santa Caterina.

Al di là che sia davvero un investimento, che sia necessario per una struttura che non mi risulta chiusa o degradata, né come museo, né per esposizioni temporanee, che sia finanziato da soldi privati, che la proposta culturale sia adeguata come a Vicenza o meno, tutto questo mi fa tornare alla mente un altro episodio che molto ha giocato nella propaganda dell'attuale Sindaco...

Ricordate le polemiche sulla chiusura del Teatro comunale, evidentemente bisognoso di ristrutturazione, e il conseguente intervento della Fondazione Cassamarca, con soldi privati, che aveva fatto gridare allo scandalo nel lontano 1998 e alla tornata libertà dopo le elezioni di maggio 2013?

Non ci trovate strane assonanze con gli interventi della "nuova" Amministrazione sul Museo di Santa Caterina?
Il tanto sbandierato bene comune sacrificato all'interesse privato e alle, presunte e sperate, magnifiche sorti e progressive da esso generate?

Pare proprio che dopo il ventennio buio leghista si sia entrati in un periodo tetro... mi auguro almeno che duri solo un quinquennio...

sabato 10 gennaio 2015

La #Treviso dei pacchi!

Il Gazzettino, 31-12-2014
La notizia risale al periodo natalizio ma conserva pienamente la sua attualità perciò ve la ripropongo.

Avevo già scritto dell'atteso arrivo di Goldin a Treviso, in verità con toni un po' diversi rispetto ai titoli di giornale.

Non so a voi, ma negli anni a me il Natale ha insegnato che le scatole chiuse non contengono sempre belle sorprese...

Sindaco e Assessore di Treviso, invece, sono sicurissimi che tutto andrà bene.

Nessuno potrà negare, però, che in questo caso il Comune di Treviso della "nuova" Giunta non fa certo il "regista" ma semmai il "produttore".

Purtroppo i soldi della produzione che vengono "rischiati" non sono del Sindaco o della Giunta ma sono i soldi della collettività, delle tasche dei contribuenti.

Inoltre, che si creda o meno alle coperture derivanti dall'art bonus, è indubbio che oltre 1 milione di euro viene speso per una scatola chiusa, invece che per qualsiasi altra iniziativa culturale o sociale a Treviso...

Un'ultima considerazione che molti condividono: anche per la mostra più "scalcagnata" che venga realizzata a Casa da Noal o in uno dei chiostri di Santa Caterina si chiedono un progetto allestitivo e tutte le specifiche del caso.
Qui pare si possa allestire indifferentemente negli stessi spazi e modi una mostra o l'altra come se si trattasse di mettere un soprammobile su una credenza.

Invece nei contratti, anche tra privati e non solo nella burocratica macchina pubblica, quando cambiano termini e condizioni va tutto rivisto e ridiscusso

Il rispetto delle regole e delle procedure serve, o dovrebbe servire, in questo genere di situazioni, a tutelare l'interesse pubblico, ma forse queste sembrano ormai solo opinioni o, forse, barzellette...