mercoledì 11 marzo 2015

Apertura del nuovo Bailo: il vero evento per il rilancio di #Treviso nel 2015

Tribuna, 11-03-2015
Davvero non comprendo il motivo di questa insistenza ottusa e incapacità di cogliere le opportunità.

A fine anno aprirà il "nuovo" Museo Bailo, come ricorda lo stesso articolo che riportiamo qui, potrebbe essere la vera occasione di rilancio culturale, turistico, economico di Treviso senza affidarsi a improbabili "nomi di grido" da corteggiare in tutta fretta, senza insistere sulla strada di lavori per i quali, checché si cerchi di fingere altrimenti, non sono ancora stati ottenuti tutti i nulla osta necessari, senza sprecare denari, pubblici e privati, in operazioni incerte e rischiose.

Con tutta la buona volontà che stanno manifestando categorie, amministrazione e associazioni è tanto difficile trovare qualche esperto di promozione culturale che coordini una massiccia attività di marketing in vista dell'inaugurazione del Nuovo Bailo?

Potrebbe essere il vero grande evento a Treviso per il 2015!

Gino Rossi e Arturo Martini, ma non solo, ci sono invidiati dal Mondo, per quale assurdo e imperscrutabile ragione non se ne vuole approfittare?

Forse proprio perché costerebbe infinitamente meno e porterebbe gli stessi, se non maggiori, risultati? 

Forse c'è bisogno di una torta da spartire?

Mi auguro di no...


sabato 7 marzo 2015

Museo di Santa Caterina a #Treviso, niente mostra !?!

http://tribunatreviso.gelocal.it
Questa la notizia di oggi.

E stanno già fioccando le reazioni, comprese quelle dell'Amministrazione.

Avevamo già denunciato l'approssimazione e la fretta con la quale è stata condotta questa operazione.

Perciò mi aspetto che nessuno voglia accusare un Comitato e i, pochi, consiglieri comunali che hanno semplicemente notato, e fatto conoscere a tutti, la scarsa sensatezza, per non dire illogicità, della scelta di snaturare il Museo civico di Santa Caterina per renderlo, sostanzialmente, una sede espositiva per mostre temporanee.

Mi auguro che a questo punto i lavori da oltre un milione di euro a carico nostro, che sembravano urgenti e indispensabili, e per i quali non erano nemmeno stati richiesti i pareri delle Soprintendenze competenti, pareri che a tutt'oggi non sono ancora stati completamente acquisiti, vengano definitivamente revocati.

I lavori utili al Museo di Santa Caterina non sono certo quelli che erano stati decisi in vista delle Grandi mostre.



martedì 3 marzo 2015

Damien Hirst e i Young British artists a Ca' dei Ricchi

 di Mirco Venzo

Sala strapiena a Ca’ dei Ricchi mercoledì 25 febbraio per ascoltare Carlo Sala alla sua seconda presentazione di arte contemporanea incentrata su Damien Steven Hirst (Britstol 1965) e gli “Young British Artists” di Londra.

Gli uomini di riferimento della serata sono Damien, in questo periodo numero due tra gli artisti più pagati al mondo e Charles Saatchi pubblicitario, gallerista e collezionista anglo-iracheno.

Damien sale alla ribalta nel 1988 grazie ad una mostra intitolata “Freeze”.

Freeze significa “congelamento” ma è un vocabolo usato anche nella breakdance dove il corpo del ballerino si ferma per un attimo, rimane immobile, sospeso in situazioni improbabili, ad esempio testa verso il basso e piedi verso l’alto in equilibrio su una sola mano a contatto del suolo.
E il richiamo di questo “fermare momenti improbabili” è evidente nelle opere di Damien e dei suoi artisti.
Tutta l’idea artistica di Damien s’impregna sul concetto di creare shock.
“Io voglio che l’artista sia una rock star” fu uno dei suoi slogan e l’evento artistico è creato con gli stessi criteri con cui si crea uno spettacolo.
La cosa più importante è il marketing e se per attirare l’attenzione si deve creare scalpore e scandalo, poco male, quando si è in ballo si balla.
Damien comprende che l’arte si fa con le idee e non con la manualità: la sua opera più famosa intitolata “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living” (ovvero, L'impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo), vede protagonista uno squalo tigre di quattro metri imbalsamato e inserito in una teca di materiale trasparente, avvolto in formaldeide.

Carlo Sala che ha visto personalmente l’opera ci informa che porsi di fronte all'animale che ha le fauci spalancate, ti mette addosso un senso di paura.
Ed è questo uno degli obiettivi di Hirst: generare emozioni.
Lo squalo non l’ha catturato lui, è il frutto di una telefonata fatta in Sud Africa dove un cacciatore di questi pesci ha chiesto 4000 dollari per l’animale e 2000 per la spedizione.
Il prezzo è stato accettato e si è organizzata la mostra a Londra.

Che c’è di manualità in tutto questo? Nulla, l’artista ha messo solo l’idea e la capacità organizzativa.

La provocazione che esce dalla serata è che tenere in mano un pennello a partire dagli anni novanta non è più indispensabile per essere un artista (già altri ad ogni modo prima di Hirst questo concetto l’avevano ben espresso), ciò che conta è la capacità organizzativa.
Damien non ha cacciato lo squalo, ma ha avuto l’idea e soprattutto ha saputo concretizzarla, procurandosi gli sponsor per l’evento e attirando alla mostra una grande folla.

Anche qualificata, dove tra gli altri è intervenuto il gallerista Saatchi, una delle figure principali tra gli uomini che s’interessano di arte intesa come business.

L’uomo d’affari è rimasto folgorato dall'opera “A Thousand Years”: in una teca trasparente a forma di parallelepipedo vi sono due sezioni connesse l’una all'altra da un foro non molto grande.
In una sezione vi è un cubo in legno, dove dentro vi è un nido di mosche che una volta nate escono e svolazzano libere da un angolo all'altro della sezione.
A furia di ronzare finiscono per approdare al foro che le indirizza nella seconda sezione dove in bella vista giace la testa mozzata di una mucca, adagiata nella sua chiazza di sangue.
Lì le mosche (vive) possono trovare nutrimento. Sopra la testa dell’animale vi è una macchina per ammazzare le mosche. Quelle che vi entrano in contatto rimangono folgorate.

Carlo Sala ci spiega il valore dell’opera:
“E’ una metafora del cerchio della vita. Si nasce e si muore. Non solo, la morte di taluni (il bovino) è la vita per tal altri: le mosche.

Damien va oltre agli stimoli che altri prima di lui avevano lanciato perché la testa vera dell’animale, al pari della veridicità dello squalo nell'opera precedente, danno peso all'impatto emotivo dello spettatore. La teatralità e le emozioni che si provano sono implementate. I temi di Hirst e del suo gruppo sono riconducibili per molti aspetti a quelli trattati nell'epoca della peste: il 1600.
La morte al pari di quel secolo è uno dei temi ricorrente nelle opere dell’inglese, che come gli artisti barocchi enfatizzavano con i mezzi a loro disposizione la platealità, esasperandone l’impatto emozionale”.

Saatchi comprende subito che le opere di Damien e del suo gruppo sono “la novità” e spinge al successo questi giovani, ricavando lui stessi ingenti benefici monetari dall’operazione.
Ecco che il gruppo di giovani sconosciuti uscito dall'anonimo o quasi Goldsmiths Institute di Londra salgono alla ribalta.
In breve approdano alla “Royal Accademy of Arts” di Londra creando scalpore: tre accademici rassegnano le dimissioni in segno di protesta contro i giovani artisti.
Questo non frenerà per niente l’ascesa di Damien che attraverso provocazioni e polemiche vede crescere la sua fama.

Le sue opere parlano della morte, e del ciclo vitale, usando quando possibile animali vivi.

Come nel caso delle farfalle chiuse in due stanze senza finestre esposte alla Tate Modern Gallery di Londra. I lepidotteri hanno mangiato, vissuto e sono morti nello spazio angusto dove venivano ferite a morte o uccise dai visitatori che se le scrollavano di dosso, e gli camminavano sopra. Ogni settimana gli animali morti erano sostituiti con altri.
La Tate Gallery ha stabilito che 9.000 lepidotteri siano morti durante l’esposizione dell’opera, altre stime fanno salire fino a 20.000 questo numero. Gli animali utilizzati appartenevano a due specie tropicali, che in natura vivono fino a nove mesi, mentre nell’esibizione sono durati pochi giorni, a volte solo poche ore.
Gli animalisti naturalmente si sono scagliati contro l’artista con il risultato di rendendolo più popolare.

La serata prosegue con la presentazione di altri artisti e delle loro opere, particolarmente suggestivo ad esempio “Self” di Marc Quinn.

L’opera è una testa perfettamente uguale all'originale realizzata utilizzando il sangue dello stesso artista che se lo preleva un po’ alla volta settimanalmente.
Per completare il lavoro sono serviti circa cinque anni e 4,5 litri del proprio fluido vitale.
L’opera è in divenire perché a distanza di tempo altre teste dello stesso artista vengono riproposte (sempre realizzate con la stessa modalità), rendendo evidente come lo scorrere del tempo genera deterioramento nell'essere umano.

Anche in questo caso la tecnologia è importante: la teca che racchiude la testa dell’artista deve mantenere costante una temperatura di parecchio sotto i zero gradi celsius; se il flusso di freddo si dovesse interrompere, l’opera squaglierebbe con danni ingenti per il proprietario.

La prima testa realizzata da Quinn è stata acquistata da Saatchi per 13.000 sterline ed è stata rivenduta ad un collezionista americano a un milione e mezzo di sterline.

La possibile precarietà della catena del freddo rende incerta l’esistenza dell’opera, trasmettendo immediatamente nello spettatore l’idea di fragilità dell’intera esistenza.
Ecco reinterpretato con differente sensibilità artistica uno dei temi già affrontati da Hirst: la precarietà dell’esistenza.

Tra le opere di Quinn più note vi è la statua di Alison Lapper.

A Trafalgar Square, nel centro di Londra vi è un plico, dove doveva esser posizionata la statua di Re Guglielmo IV, mai portata a termine.

Dal 1998 artisti a rotazione, per 18 mesi, possono esporre una loro opera e Quinn ha scelto di proporre il corpo della sua amica Alison, nata senza mani e con le gambe più corte.
Importanti polemiche anche in questo caso hanno avvolto la scelta, la piazza è molto trafficata e l’immagine ha disturbato parecchi londinesi considerato il tema.
Alla fine però la critica ha difeso la scelta dell’artista: le associazioni dei portatori di handicap hanno difeso l’opera che altro non faceva se non sensibilizzare la folla sul tema degli handicap.

Sala ci fa notare che non sia solo la morte quindi uno dei temi prediletti dagli “Young Boys” londinesi, ma anche il corpo nei suoi molteplici aspetti.

Lo stesso Marc Quinn ha analizzato ed elaborato più sculture su una delle icone rappresentative del suo tempo dal punto di vista della fisicità, la modella Kate Moss.

Tra esse la più eclatante è “Siren” dove la modella è rappresentata grandezza reale in posizione Yoga (per tanto una grande plasticità del corpo è esaltata, ma non solo quella, a mio avviso anche la sensualità è esaltata dalla posizione scelta dall’artista.)

“Siren” è realizzata completamente con oro a 18 carati: “la più grande statua d’oro realizzata dai tempi dell’antico Egitto”, così è presentata ai tabloid.

Rimanendo nel tema delle provocazioni uno spazio merita Tracey Emin che doveva allestire un’opera per una mostra, ma non sapeva che cosa proporre.
Andò in depressione fortissima e alla fine decise di esporre il letto dove aveva vissuto per otto giorni senza quasi mai allontanarsi da esso, causa il suo stato psicofisico.

L’opera “My bed” vede quindi un letto sfatto con le lenzuola sporche, mozziconi di sigaretta, biancheria intima sporca (con tanto di macchie di sangue) un test di gravidanza e dei peluche.
L’opera è stata battuta all’asta per un milione e duecentomila euro!
Chiudo il riassunto della serata parlando di Jenny Saville, figura che si discorsa dai suoi colleghi, a mio personale avviso, poiché le sue opere, almeno quelle presentate da Sala, sono pitture realizzate da un’ottima tecnica.

Il tema è presentato dal curatore è la fisicità problematica, ed ecco che la Saville rappresenta ad esempio un corpo con due teste (gemelli siamesi)? O lo sguardo di una ragazza cieca.

La Saville, si avvale di una tecnica molto raffinata, i dipinti sono molto realistici e la drammaticità non è enfatizzata dall’artista, ma è inerente al soggetto scelto di esser rappresentato.

Caso mai la ragazza di Cambridge riesce a restituire umanità al soggetto, rappresentandolo con le sue emozioni.

La serata è stata molto interessante è una nota di merito la devo riconoscere a Carlo Sala, indiscussa star dell’evento che con la sua capacità descrittiva, la sua competenza e le sue analisi ci ha saputo far apprezzare le provocazioni di questi artisti.

Il prossimo appuntamento è previsto per mercoledì 11 Marzo sempre in via Barberia a Treviso.

Mirco Venzo, Treviso

domenica 1 marzo 2015

Parcheggio ex Pattinodromo a #Treviso

Corriere del Veneto, 19-02-2015
La questione è stata citata anche nel Consiglio comunale di venerdì 27 febbraio.
Milioni di euro di soldi pubblici spesi o impegnati con dubbio criterio... questa volta per il parcheggio nell'area dell'ex pattinodromo...

E tra un mese sentiremo ovunque dei tagli del bilancio comunale tutta colpa dello Stato.

Ovviamente pochi coglieranno il lato paradossale rappresentato da un governo nazionale guidato dallo stesso partito che governa Treviso...

giovedì 26 febbraio 2015

Museo di Santa Caterina di #Treviso e le truppe allo sbaraglio

Tribuna, 25-02-2015
Al di là del fatto che ieri i giornali hanno dato diverse versioni della situazione, l'unico dato certo è la sorpresa della penale da 3 milioni di euro che il Comune di Treviso, o comunque noi cittadini, dovremo tirare fuori se qualcosa andasse storto.

Le premesse che qualcosa vada storto, peraltro, ci sono tutte, visto il pressapochismo con cui è stata gestita l'operazione ma ciò che mi sconcerta di più è che la trattativa tra Comune e la società che gestirà la Grande Mostra è tenuta segreta a tutti, inclusi i consiglieri della maggioranza.

In altre parole persino i capigruppo, compreso quello del partito che domina la scena nazionale, sono poco più che spettatori.

Capiamo la cieca e totale fiducia che anima costoro ma in questa situazione si parla di:
  • milioni di euro delle nostre tasche come fossero noccioline,
  • penali inserite in corso d'opera perché tira una brutta aria fatte passare per la norma (se è così normale come mai salta fuori ora e nessuno se l'aspettava prima?), 
  • accordi che vengono discussi, con tutte le noccioline di cui sopra, senza che nessuno ne sappia alcunché, se non quelli (uno, due, forse tre) che gestiscono privatamente e riservatamente la trattativa per conto del Comune mentre gli altri sono rappresentati da Consorzi, Associazioni, gruppi e chi più ne ha più ne metta...
Ma evidentemente si è perso totalmente il senso del proprio ruolo e i consiglieri comunali (con rare e isolate eccezioni) pensano di limitarsi al ruolo di soldatini intruppati, con buona pace di tutte quelle persone che si sono recate alle urne esprimendo il proprio voto non solo per il Sindaco ma per ciascuno di quelli che oggi siedono in maggioranza...

Ricordo che nei tempi passati, rischiando la vita, i soldati più semplici hanno dimostrato, in qualche caso, il coraggio di ribellarsi a ordini folli... 
Quelle figure, alla fine, sono passate alla storia mentre noi siamo condannati alla triste ordinarietà di un finale già scritto...

martedì 24 febbraio 2015

La ricorrente questione degli #ex

Il Gazzettino, 18-02-2015
Ridurre tutto a faccenda da ex non è sempre la chiave di lettura migliore per interpretare ciò che accade.

Essere ex non basta a qualificare storie e percorsi.

Per quanto ci riguarda noi ci siamo raccontati (qui, qui, qui e qui) e continueremo a farlo con le nostre azioni e scelte.

p.s. la frase corretta era: Alcuni, in particolare, si sono distinti per gli insulti a chi si era reso conto, prima che la barca sembrasse affondare, della scarsa democrazia ecc.
Poiché la critica politica, anche aspra, ci può stare ma l'insulto personale a coloro con i quali il giorno prima collaboravi non ci appartiene, siamo distanti anni luce.

Sul nulla a che spartire da tempo, invece, non si può che confermare.

domenica 22 febbraio 2015

#Museo di Santa Caterina di #Treviso: il segreto di Pulcinella

Tribuna, 14-02-2015
Ricorderete che vi ho scritto della "favola dell'orso", oggi torno sull'argomento Santa Caterina per fare un breve punto della situazione.

Riparto dalla commissione consiliare congiunta con annessa visita guidata al Museo di venerdì 13 febbraio scorso. 
Abbiamo avuto, così, la possibilità di provare il "brivido" dei tecnici della Soprintendenza a cui è stata illustrata la "variante" migliorativa del progetto del 19 dicembre 2014 a voce e a gesti.

Come già detto in altre sedi: capisco che l'Italia è un posto originale ma mi mancava di sentire parlare di progetti, pareri e approvazioni forniti "a voce" senza neppure uno straccio di verbale.

Con tanti avvocati in giro mi pare strano che si dimentichi l'antico motto "verba volant scripta manent"...

Per intanto dell'avallo "ufficioso" di cui si scrive nell'articolo qui proposto, a più di una settimana di distanza nulla si sa...

Vale la pena evidenziare altri elementi.

Durante la commissione il Dirigente dei lavori pubblici del Comune di Treviso ha affermato che c'è un unico progetto, almeno per ora, quello definitivo-esecutivo della famigerata Delibera di Giunta del 19/12/2014 i cui lavori, per affermazione del medesimo Dirigente, sono già stati "appaltati".

Piccola imprecisione, invece, è quella relativa ai pareri delle Soprintendenze
Infatti quel progetto (quello di dicembre 2014) è stato approvato dalla Giunta comunale senza alcun preventivo parere della Soprintendenza, tanto che il solo parere che è stato acquisito, almeno da quanto risulta dalle richieste di accesso agli atti fatte da alcuni consiglieri comunali, è giunto a metà gennaio 2015 e ha sconfessato la previsione di chiudere il chiostro piccolo con vetrate.
Senza i pareri, dunque, è stato mandato il progetto in Regione con la richiesta di finanziamento per poter spendere i soldi dei contribuenti veneti, e non solo trevigiani.

Della variante descritta come qualcosa che ha convinto la Soprintendenza, come scritto, non sappiamo più nulla: nessuna formalizzazione, né del progetto né dei relativi pareri...

Mentre sappiamo bene che lo smantellamento dell'attuale aula didattica, che finirà nella sala ipogea del Museo, è stato già iniziato dal personale interno del Museo.

Ma l'aspetto più rilevante, e il motivo del titolo di questo mio intervento, è che, al di là di tutte le favole dell'orso, più e meno tutti sanno come andrà a finire la vicenda: il segreto di Pulcinella!

Il resoconto di quanto accaduto a Vicenza e Verona apparso su Quaderni Vicentini, diffuso dal Comitato Santa Caterina Bene Comune, mi sembra inequivocabile.

La descrizione dei lavori ricalca quanto è stato deliberato e vi abbiamo descritto per Santa Caterina compresi bookshop, guardaroba, sistemi di sicurezza,...

L'operazione "Grandi mostre" porterà spese pubbliche (ingenti) e guadagni privati (certi).

Il vantaggio per Treviso è tutto fondato sulla fiducia, come affermato da qualche consigliere di maggioranza, sulla speranza, che forse anima qualcuno, o, a mio giudizio, sull'illusione.

Il problema è che alla Giunta manca il coraggio di confrontarsi sui numeri e a carte scoperte, prima di vincolare il Comune, che la Giunta amministra ma non possiede, e di spendere i soldi dei cittadini.

Non è un caso, infatti, se il Presidente della Commissione bilancio ha candidamente affermato che la convenzione tra Comune e il grande allestitore di mostre (e qui davvero è irrilevante si chiami Goldin, Pinco, Pallo o Topolino) sarà resa nota solo dopo essere stata sottoscritta... Alla faccia della trasparenza e della partecipazione

Forse solo allora anche i più scettici riusciranno a fare il confronto tra la situazione di Treviso e quelle di Vicenza o Verona per scoprire che faremo, abbiamo fatto, esattamente la stessa fine...

Tanto vi risulta che al Sindaco di Vicenza o di Verona qualcuno abbia chiesto conto?

Quindi il Sindaco di Treviso ha tutto da guadagnare dall'operazione, chi rischia, e molto, di rimetterci sono i cittadini trevigiani e le casse comunali...